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CRISTIANI SINISTRI E LUPI AD-DESTRA-TI… MUSSOLINI PREVIDE LA REALTA’ ODIERNA!

Cari lettori, ancora una volta desideriamo portare alla vostra attenzione l’incredibile lungimirante attualità dei seguenti documenti risalenti al periodo della R.S.I. e redatti dal Duce di suo pugno, che risulta quasi disarmante tanto quanto profetica ad un tempo. La pubblicazione di tali scritti, giammai fine a sé stessa, al contrario è propedeutica al discorso probante di cui siamo latori, ovvero, la comprensione dell’assetto politico attuale, che rispecchia proprio quello che, in nuce, era in via di costituzione in quel momento storico. Si tratta di una realtà specifica che in quel frangente vide l’Italia perdere completamente la propria indipendenza a tutti i livelli per mai più recuperarla, a favore di una occupazione militare continuata e permanente da parte degli anglo-americani, (col placet fattivo ed il tacito supporto di Mosca!) che a discapito del tempo e delle apparenze superficiali, perdura tutt’oggi, replicando nei suoi equilibri quelle stesse dinamiche e logiche, già esplicitati in questi scritti mussoliniani che qui sottoponiamo alla vostra attenzione. Tale scenario orripilante, viene artificiosamente mantenuto “stabilmente” ed in modo continuativo tutt’oggi, in virtù del metodo della “Guerra Civile ideologica permanente”, scatenata, manipolata e mantenuta in vita proprio dai quei medesimi soggetti descritti nei due articoli di Benito Mussolini che di seguito pubblichiamo, la cui attualità risulta agghiacciante, sia nella descrizione dei temi trattati, che in relazione ai soggetti ivi coinvolti. 

Si tratta di una disamina precisissima della comune visione d’intenti e di obiettivi da parte di Londra, Mosca e Washington, dovuta al fatto, per nulla nuovo o straordinario che, ieri come oggi, non sono le politiche nazionali dei governi in questione a dirigere le rispettive strategie geopolitiche, ma le “pescecanesche” sette “demo-pluto-massoniche-sioniste” ( ricordiamo sempre, poiché siamo tornati spesso sul concetto, [ ad esempio, qui e qui ] che il “sionismo” è una espressione  religiosa ebraico-messianica, dai tratti esoterici e potentemente razzisti, non “semplicemente” una aspirazione politica) che occultamente dirigono e governano tutti e indistintamente secondo i propri obiettivi, all’insegna di una visione strumentalmente globalista, materialista, atea e soprattutto anti-cristiana, che si manifesta con precisi atti, ivi inclusi quelli descritti nella prosa mussoliniana (1). Non deve meravigliarci, allora, che l’assetto politico esposto al tempo dei fatti in questione, mutatis mutandis, ricalchi esattamente e precisamente quello attuale, mostrandoci in tutti e due gli articoli in che modo esso sia stato propedeutico tanto alla infiltrazione ed al sabotaggio della società nazionale italiana quanto dell’Istituzione Ecclesiale Cattolica – poiché il metodo scelto è sempre stato quello dell’infiltrazione e dello svuotamento dall’interno – che dopo il termine di quell’immane conflitto mondiale avrebbe portato ad un attacco vieppiù serrato e concentrico nel corso degli anni, dal di fuori e dal di dentro, i cui effetti più dirompenti sarebbero stati, da una parte il Concilio Vaticano II sul versante religioso, con il conseguente ribaltamento pratico del dogma e della dottrina cattolica (anche se non formale) al fine di stemperarla nella religione ecumenica universale della massoneria, dall’altra, sul versante istituzionale, l’esautorazione della concezione romana e fascista dello Stato Unitario, a vantaggio della cosiddetta Unione Europea, ugualmente propedeutica alla visione politica massonica, dedita alla distruzione delle società Nazionali e della Civiltà Romano-Cristiana del “vecchio continente”. 

I lupi, il gregge e i pastori

 
(Pubblicato in « Corrispondenza Repubblicana », 3 febbraio 1944)

di Benito Mussolini

Dai nostri microfoni è stata già data la notizia del violento attacco sferrato dal giornale bolscevico “Isvestia” contro la santa Sede. È appena superfluo ricordare che il summenzionato giornale, così come il confratello “Pravda”, non stampa una sola parola che non sia stata precedentemente vistata dall’Ufficio politico del partito bolscevico.

In questo caso, così come in tutte le manifestazioni della vita russa, la voce è quella del padrone, maresciallo Stalin. Bisogna anzitutto precisare che l’attacco ha una origine lontana, e precisamente negli Stati Uniti. Vi è, nel felice Paese di Roosevelt, un associazione per la politica estera, la quale ha fatto oggetto di studio l’atteggiamento della santa Sede nei confronti del fascismo. Tra l’altro l’associazione ha constatato che il « riconoscimento da parte del Vaticano della conquista dell’Abissinia fu un atto assai imprudente ». Occupandosi dei lavori di questa associazione americana, il redattore della “Isvestia”, Petrov, ne ha preso motivo per scrivere l’articolo di cui ci occupiamo. L’attacco è, quindi, di origine americana, e poi ripreso dalla stampa moscovita. Che negli Stati Uniti il Vaticano sia combattuto e detestato non meraviglia. Poco conta che ci siano venti milioni di cattolici, numero rimasto immutato da decenni, e che tali cattolici siano quasi esclusivamente immigrati polacchi, italiani, irlandesi. La Repubblica cosiddetta stellata è un Paese profondamente, inguaribilmente, fisiologicamente fuori di ogni religione. L’unico Dio che laggiù sta sugli altari è l’oro. Più della Russia, è l’America rooseveltiana il Paese dei « senzadio ». Vi sono ben quaranta milioni di atei dichiarati, professanti l’ateismo e raccolti in una potente associazione, che si prefigge la diffusione di questa dottrina.

Gli altri ottanta milioni di americani, ivi compresi quindici milioni di negri, sono divisi in ben trecentoventitré sette religiose, molte delle quali costituiscono autentiche manifestazioni, talora carnevalesche, di follia e stupidità, sempre però a sfondo di dollari e di affari.

Un paese che porti nel suo grembo « ganghe » del genere è perlomeno incapace di sentire il cattolicesimo romano e di valutarne la plurisecolare portata religiosa e storica. È insomma, anche da questo punto di vista, perfettamente in linea col compare bolscevico di Mosca. Roosevelt completa Stalin e viceversa.

Stabilito così il fatto che ha dato origine all’articolo della “Isvestia” non può meravigliare che Petrov ne abbia approfittato per perfezionare e completare l’attacco partito d’oltre oceano. Dice Petrov testualmente:

« L’aspetto più significativo per giudicare la politica della santa Sede è dato dall’atteggiamento assunto dal Vaticano al tempo della gloriosa avventura di Hitler e Mussolini nella guerra di Spagna con l’intervento armato. 

Nel giugno 1940, il Vaticano rimase nel più assoluto silenzio dinanzi all’aggressione della Francia da parte di Mussolini, ed è sintomatico il fatto che tra i primi Stati a riconoscere il Governo di Pétain, imposto da Hitler, sia stato proprio il Vaticano. Durante il fascismo, il Vaticano è stato uno strumento del regime, oggi odiato dalle masse popolari. L’appoggio dato a Hitler e Mussolini » — conclude Petrov — « ha screditato la politica estera del Vaticano e l’ha posta nella posizione di diretta correità con il fascismo ».

Non è il caso di polemizzare con il signor Petrov. Non è compito nostro quello di difendere la politica del Vaticano. Ci limitiamo a fissare quanto segue: la presa di posizione decisamente ostile dei circoli americani, assai vicini a Roosevelt, contro il Vaticano, e la immediata attestazione di solidarietà con questi circoli da parte dei dirigenti la politica russa. L’attacco è, quindi, concentrico. A tenaglia. Si inserisce nel ricatto compiuto sull’Argentina e nelle brutali pressioni attualmente esercitate sulla Spagna di Franco, due paesi eminentemente cattolici. Oggi è la volta del Vaticano. Non bisogna illudersi sul fatto che apparentemente viene messa in questione soltanto la « politica » del Vaticano. Trattasi di una manovra. Si comincia con la politica per mascherare e meglio preparare la successiva fase dell’attacco. Oggi si parla di «Vaticano»; domani sarà precisato l’obiettivo e cioè la « Chiesa », che tale politica ha ispirato e seguito nell’interesse dei fedeli.

Darebbero prova singolare di incoscienza quei cattolici italiani che non rilevassero l’estrema gravità di questo preliminare atto di ostilità compiuto da americani e da russi.

E somma prova di incoscienza forniscono quei pochi o molti cattolici italiani che auspicano una vittoria degli alleati, i quali sono al di fuori del cattolicesimo o contro la Chiesa di Roma.

Nelle vicinanze immediate dell’ovile cattolico, già si aggirano i lupi, protestanti, ortodossi, o semplicemente atei. Vysinskij dei « senzadio » sta tra Brindisi e Bari.

Se vogliamo salvare il gregge, siano vigilanti i pastori.

Come già avevamo anticipato, il secondo articolo, risultata perfettamente armonico col primo, completandone il quadro d’insieme, giacché descrive la “leva” politica attraverso cui è stato diffuso il male liberale anti-italiano e anti-cristiano nella nostra società. Chiaramente i nemici della nostra Civiltà hanno dovuto necessariamente portare un doppio colpo contro quelli che già definimmo “i fuochi dell’ellissi”, poiché entrambi rappresentanti delle basi della Civiltà per antonomasia che essi odiano. La Religione, come concetto, viene così sostituita dal “personalismo” e dalla sua “realizzazione nella società”. Questo in sintesi costituirebbe il loro “progresso democratico”, ovverosia Il nuovo “dio” nella collettività sociale del “Liberalismo”. Così, tramite lo strumento della società materialista ed individualista Liberale, i soliti “pupari-orchestranti”, continuano a dirigere l’ignobile concertino della partitocrazia politicamente irresponsabile nei confronti della cittadinanza, a mezzo della quale essi mantengono diviso il Popolo Italiano, impedendo ad esso qualsiasi “consapevole” presa di coscienza, col fine ultimo ormai fin troppo palese di cancellarlo definitivamente sia dalla Storia che dalla faccia della terra.

Cristiani sinistri

 
(Pubblicato in « Corrispondenze Repubblicane », 6 ottobre 1944)

di Benito Mussolini

Uno dei più significativi sintomi dello sbandamento morale che pervade le coscienze e gli spiriti dell’Italia bonomiana è oggi dato dai risultati del congresso della cosiddetta « sinistra cristiana », ex-comunismo cattolico.

Com’è noto, questo movimento, sorto nel periodo più torbido della vita italiana, ebbe la sua prima manifestazione pubblica in piazza San Pietro, quando un individuo, in abito talare, levò un cencio rosso dinanzi al Pontefice benedicente. Ne segui una innocua baruffa, durante la quale un gendarme pontificio afferrò quel prete, che a buon diritto riteneva un impostore, e lo condusse in guardina. Ma li accadde una curiosa scena: il prete era veramente tale; ragion per cui fu rilasciato con ampia formula di assoluzione.

Senonché l’incidente valse a porre, come si dice, all’ordine del giorno il cosiddetto comunismo cattolico e l’antitesi che corre, o almeno che dovrebbe correre, tra le due qualifiche secondo i dettami della Chiesa solennemente confermati in una non dimenticata enciclica di Papa Pio XI.

Qualche chiarimento ufficioso vi fu, ma nulla che potesse somigliare a quell’aperta sconfessione del movimento che a fil di logica avrebbe dovuto seguire. E tutto fu risolto con un atto di pura forma: il comunismo cattolico assunse la denominazione di « sinistra cristiana » e, come tale, ha avuto ora i suoi crismi nel guazzabuglio di partiti, di correnti e di idee che tutti insieme costituiscono il caos morale e politico dell’Italia libera sotto il tallone dei dominatori e che allineano, in bell’ordine, ebrei, massoni e senza Dio sotto il patrocinio anglicano, tutti, nessuno escluso, nemici tradizionali e irriducibili della Chiesa di Roma.

L’ipocrisia più sfrontata è, ormai, la caratteristica di questi politicanti cui tutto è lecito sotto la protezione delle baionette angloamericane; e tale forma mentale ha reso possibile le più incredibili assurdità, come, ad esempio, il recente gesto servile del turpe De Ruggero, che ha ringraziato il generale Alexander per aver rispettato quei monumenti che le bombe dei liberatori martellano da oltre un anno, seminando ovunque le più sacrileghe distruzioni. Nel quadro di tale sistematica ipocrisia dobbiamo scrivere altresì i risultati del congresso della sinistra cristiana, in quanto essa ha cambiato nome, ma ha conservato intatta l’originaria sostanza. Infatti, in uno dei punti che, secondo questi cattolici di nuovo genere, dovrebbero offrire la sicura ricetta della rinascita, è esplicitamente auspicata una stretta unità di azione con i partiti socialista e comunista. In altre parole, pieno connubio tra il diavolo e l’acqua santa, tra sacristia e Comintern, tra senza Dio e chierici più o meno vaganti alla ricerca del favore popolare.

Potremmo, a tale proposito, citare un caso di questi giorni, che dimostra, oltretutto, quanto sia, come dire, aleatoria la progettata alleanza: il primate di Lituania e due vescovi sono stati trucidati dai bolscevichi, come primo saluto all’Europa cattolica. Il risveglio alla realtà di quanti si illudono di poter addomesticare il comunismo nei riguardi della religione potrebbe, dunque, essere assai amaro. Ma vi è dell’altro: questi cattolici vogliono l’epurazione più energica e vendicativa; vogliono trascinare dinanzi ai tribunali di guerra e punire, senza indugi, tutti i fascisti; praticano, insomma, anch’essi la carità cristiana sullo stesso metro seguito dall’altrettanto cristianissimo Tupini quando archiviò la grazia nei confronti del fascista Caruso, colpito da una sentenza mostruosamente illegale.

Fin qui il lato negativo, comune sino alla monotonia a tutti i partiti in cui si fraziona l’antifascismo. Ma quando, sia pure solo a chiacchiere, si tenta scendere al pratico, anche i cattolici sinistri vogliono la lotta contro il latifondo che il fascismo fermamente attuò in Sicilia, nell’Agro Pontino e in genere in ogni plaga della penisola; intendono affiancare le rivendicazioni delle categorie lavoratrici che sono cardine della Repubblica Sociale Italiana; ripudiano la monarchia come espressione di interessi reazionari e, sentite l’ultima, anch’essi ritengono che ogni sforzo sarà vano sotto il controllo che gli alleati esercitano sulla vita del Paese e se non saranno modificate le durissime condizioni dell’armistizio.

Qui li volevamo i cristiani sinistri, essi che dicono aver lottato per la libertà e che credettero averla trovata sotto la bandiera dei plutocrati e con l’ausilio delle loro armi. Oggi sono loro a confermarci che ogni attività italiana e ogni possibilità di ripresa sono paralizzate dalla volontà tirannica degli occupanti e dalle inique clausole di una capitolazione infamante. Chi l’ha firmata, chi l’ha avallata, chi l’ha accettata quella resa ignominiosa di un popolo, con la sua potenza militare quasi intatta, nel momento in cui si imponeva a tutti i cittadini, senza distinzione di partito, di ideologia, il più alto e il più sacro dovere, la difesa del suolo della Patria? Chi ha consegnato al nemico la nostra terra, le nostre risorse, le nostre conquiste, raggiunte a prezzo incalcolabile dì lavoro e di sangue? E chi ha dato l’Italia, mani e piedi legati, in preda alla vendetta del più esoso capitalismo?

I cristiani sinistri dicono persino che essi vorrebbero ancora combattere contro il nemico. Ma chi è il vero e unico nemico dell’Italia, della fede, del popolo, se non chi ha diroccato le chiese, infranto i focolari, seminato la morte e la miseria, avvelenato le coscienze, e che oggi, per confessione aperta dei suoi stessi complici, stringe sempre più le catene del servaggio sul corpo dilaniato della nazione?

Possiamo ammettere che la risposta sarebbe per i nostri avversari difficile, cosi come è tragicamente assurdo cianciare di libertà su di una terra che, a causa del tradimento, ha perduto l’indipendenza. Indipendenza che non si riconquista certo a colpi di ordini del giorno, anche se essi, come quello di cui si tratta, nascondano, tra le parole grosse e irose, un postumo e inutile atto di contrizione

Meditiamo lungamente su tali parole, poiché non riguardano soltanto il nostro passato, ma attengono eminentemente al nostro comune e sciagurato presente nonché alla concreta possibilità di poter salvare il nostro futuro!

IlCovo

NOTA

1) Uno dei mezzi usati nell’era contemporanea è il cosiddetto Fabianesimo“, descritto bene nel libro di Davide Rossi, qui . Esso può tranquillamente essere definito “anti-cristianesimo” pratico. E’ l’anticristo che prende varie forme, e mantiene inalterato il proprio fine. Peculiare, che un Liberale come Rossi – come anche altri Liberali – si ostini a voler, come nella Sindrome di Stoccolma, “assolvere” il “liberalismo sincero” o il “socialismo sincero”, come se ce ne fosse uno diverso e “menzognero”, cui addebitare tutti i mali del mondo. La Santa Chiesa di Roma, prima di tutti è andata “in fondo” ed ha messo in Luce che non si è innanzi a molteplici “errori”, ma ad UN ERRORE, unico, chiaro: il liberalismo-religione ed il suo gemello opposto-uguale che è il socialismo-religione, ovvero, al fondo di entrambi, la religione dell’IO individuale assoluto, “dio” di se stesso. Dottrine false che “naturalmente” portano all’inferno in terra odierno. Infatti, il Socialismo Fabiano, che è il VERO socialismo, quello che si avvale di vari e diversi mezzi per inverarsi, ha manifestato la sua “lunga mano” in tutti gli eventi tragici della storia, provocandoli. Perché il Socialismo è una dottrina profondamente razzista, elitaria, materialista, utilitarista, che abbassa gli uomini a “masse” ( Le Bon “insegna”!), che riduce la vita alla pura materialità, a vita vegetativa, per cui Orwell, che sarebbe un “sincero socialista”, avrebbe pensato che il “nutrimento” di un indefinito numero di “braccia”, sarebbe stato la panacea rispetto al mondo distopico che lui, Fabiano, ha portato alla attenzione dei più. Nel suo Saggio il Liberale Rossi fa dei nomi precisi, alcuni (e sono solo pochi esempi!) appartengono alla nostra storia del secolo scorso, come Carlo Rosselli; altri a quella dei nostri ultimi anni, come il “cattolico” e occultista Romano Prodi o Mario Draghi, per non parlare di Roberto Speranza. Quello che più ci colpisce nella descrizione fatta da Rossi è la strategia connaturata ai Socialisti Fabiani: la dissimulazione. Il loro simbolo ricorda direttamente satana e il loro fine, accennato da Rossi stesso, è incredibilmente abominevole. 

 

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“CI HANNO DONATO LA LIBERTA’ “

La frase retorica, di maggior impatto, pronunciata durante i “festeggiamenti” della guerra civile italiana (il 25 aprile) che si concluse con una carneficina ad armi deposte (il calcolo delle vittime è incerto, ma verosimilmente vicino ai 100.000 morti). è quella che titola questo scritto: la “resistenza antifascista” ci avrebbe “donato” la “libertà”. Tale retorica è seguita anche dal : “se tu puoi dissentire (!) è grazie ai partigiani, che ti hanno donato la libertà”. Non si sa quale sia più falsa, tra le due citazioni apodittiche. Gli anglo-americani hanno sempre tenuto il punto, e bisogna dire con piena ragione, sulla paternità della vittoria nella campagna italiana: è loro. Questo è indiscutibile, i fatti lo dicono, soprattutto le stragi immani che hanno accompagnato tale “obiettivo” (es: qui). Il “proclama Alexander” del novembre del 1944, ha il merito di definire chiaramente a cosa servissero “i patrioti”, armati e usati dagli “alleati” durante la campagna d’Italia, e quale funzione politica (più che militare) avessero. In tempi recenti, poi, studiosi di varia estrazione (es. N. Farrell, qui), hanno ribadito l’ovvio: la “resistenza antifascista” non ha “liberato l’Italia”, ma la guerra è stata vinta dagli anglo-americani, che non avevano necessità, per poterla portare a termine, di nessuna guerriglia locale organizzata. Invece, tale guerriglia, era (ed è) necessaria per far rimanere diviso il popolo italiano, in modo fittizio, e per garantire la stabilità dell’occupazione militare permanente della penisola. Quello, infatti, che ci è stato “donato”, dopo il “25 aprile”, è esattamente questo: una occupazione militare permanente, che viene mantenuta attraverso governi di amministrazione locale, che si avvicendano per mantenere, politicamente, la divisione della popolazione al fine della prosecuzione, indisturbata, della dittatura militare in atto. Tale elemento fattuale è precisato, nei suoi termini più netti, dal Trattato (diktat) di Parigi del 1947. Poi: dalla occupazione militare concreta del territorio della penisola, usato come “portaerei” naturale e base militare generale della cosiddetta “Alleanza atlantica”, nella quale la (ex) Italia non ha possibilità alcuna di decidere.  Quindi, la propaganda secondo cui chiunque possa “dissentire” da tale scenario, è esattamente una fandonia. Nessuno può dissentire, infatti, chi lo fa, viene perseguito. In vari modi. La “libertà” (qui), parafrasando Mussolini, è quella che i “vincitori” riservano per sè, e negano agli altri. Si è “liberi” nella misura in cui si fa, e si dice, ciò che è consentito. Un articolo di Mussolini, del dicembre 1943, con incredibile preveggenza, descrive la situazione attuale. Descrivendo la situazione del meridione d’Italia, e della occupazione militare che subiva, poi estesa a tutta la penisola, sancita dal “25 aprile”. La “menzogna” di cui parla l’articolo è sostenuta in modo immancabile e assolutamente necessario dai Media (la “radio”).  Al giorno d’oggi, i “festeggiamenti” della guerra civile infatti si producono esattamente in ciò che descrive l’articolo: enfatizzare (o addirittura inventare) rappresaglie (la legge della rappresaglia, in guerra, era seguita da TUTTI i belligeranti, qui), trasformarle in “eccidi, stragi, sterminii”, e unicizzarle alla parte nemica. Poi, nel convincere la popolazione che quella che è stata ottenuta, sia la “libertà”. Tutto questo è negato dai fatti, in primis. Poi, dalla condizione specifica di ogni singolo cittadino della ex Italia, ormai inesistente come Nazione e come Stato. Infatti, il primo atto che ha succeduto la cosiddetta “liberazione”, è stato quello di negare processi agli sconfitti, inaugurando la carneficina proprio con l’impiccagione del cadavere di Mussolini in piazzale Loreto, a Milano. La “Patria”, dunque, di cui i cosiddetti “Patrioti” si facevano alfieri, attraverso la guerra civile, era morta. La “Libertà” era (ed è) la prima vittima di tale omicidio, e la riconciliazione nazionale, di cui il giornalista antifascista Carlo Silvestri (es qui), sulla linea di Giovanni Gentile, si fece promotore, fu (ed è)  impedita per strategia militare in atto. L’articolo di Mussolini colpisce, perchè fa comprendere il motivo per cui, in genere, il centro-meridione d’Italia è lontano dalla retorica “liberazionistica”, e perchè invece, il Nord Italia subisca una linea resistenzialistica radicale, con un apparato di vigilanza politica (polizia) attivo ed operante, a mo’ di esempio per il resto della cittadinanza. Il Nord Italia è stato infestato dalla guerra civile, che si è trasformata in “permanente”, e che ha generato la carneficina di cui patiamo ancora il drammatico e assoluto male. Per questo motivo, ogni attività che miri alla vera riconciliazione nazionale, presupposto fondamentale per la rinascita della vera Patria, viene minata e osteggiata in ogni modo e con ogni mezzo. Attività che non può che fondarsi sulla Verità storico-politologica, diffusa, finalmente, tra la cittadinanza. Attività che, a Dio piacendo, porteremo avanti, fino a quel benedetto giorno in cui gli Italiani, torneranno a chiamarsi tali. Buona lettura

RomaInvictaAeterna

Menzogna e verità della radio nemica

(Pubblicato in « Corrispondenza Repubblicana », 29 dicembre 1943)

di Benito Mussolini

La propaganda nemica, nel descrivere le condizioni interne dell’Italia non occupata dagli anglonordamericani, ampliando isolati episodi e spesso inventando di sana pianta, dipinge la situazione a colori così foschi che davvero non si comprende per quale ragione i « liberatori » non abbiano raggiunto il Brennero in otto giorni. Rivolte, stragi, battaglie con relativo impiego di carri armati e di aerei vengono ogni giorno illustrate e propinate a dosi crescenti, prima e dopo i pasti, agli ingenui ascoltatori.

Le varie radio nemiche che gareggiano fra loro nel superarsi con le notizie più sensazionali non sanno che cosa ancora creare per accontentare il pubblico, che, ormai abituato alle grosse panzane, non può appagarsi con le menzogne di modesta entità.

Ci limitiamo a ripetere alcune delle notizie di maggior « effetto », scelte fra le emissioni radiofoniche degli ultimi giorni.

Innanzitutto si apprende che i cosiddetti « ribelli », i quali sono, piuttosto, degli « sbandati », che, in nome di un non ben identificato « patriottismo », rapinano ed uccidono, in agguati e in imboscate notturne, agirebbero sotto un’unica guida. Si tratterebbe, secondo una emittente nemica, di un « tutto organico, con un comandante per ogni formazione militare e con forti aiuti politici e finanziari ». Organizzazione che ricorda molto da vicino quella dei gangsters di buona memoria, di cui Hollywood ci ha fatto conoscere metodi, imprese ed eroi.

Anche la popolazione civile prenderebbe parte ad operazioni in grande stile contro i tedeschi. Tanto è vero che sarebbero scoppiate poderose rivolte, in questi ultimi giorni, in numerose città. A Firenze sarebbe stato addirittura assediato un quartiere cittadino, per liberare il quale si sarebbero resi necessari una settimana di tempo e l’impiego di carri armati. Presso Pistoia le truppe germaniche avrebbero dovuto sgombrare parecchi villaggi e nei dintorni di La Spezia, parla sempre la solita radio nemica, i contadini avebbero organizzato squadre di difesa armate « contro militi che andavano girando per la campagna ». Sul lago Maggiore si starebbe svolgendo, né più né meno, che una battaglia fra opposti eserciti. Da una parte decine di migliaia di sbandati, rinforzati da un gran numero di ex-prigionieri francesi, britannici, russi, greci, jugoslavi, americani, e chi più ne ha più ne metta; dall’altra duemila tedeschi, che cercherebbero di fronteggiare inutilmente la pressione avversaria.

Precisi particolari sullo svolgimento della singolare contesa, inscenata dai registi della propaganda anglonordamericana, dovrebbero essere chiesti alle popolazioni delle ridenti colline che sovrastano il quietissimo lago.

Ci sono, poi, le notizie che ai creduli ascoltatori, dovrebbero apparire « inoppugnabili » perché vi si citano nomi e località. Si è così verificato lo strano caso del podestà di Salò, Domenico Milanesi, che, secondo una comunicazione ufficiale di radio Mosca, sarebbe stato giustiziato nella piazza della città. Il quale podestà, ignorando la sua sorte, continua ad esercitare, come nella trama di un libro giallo, le sue normali e non mai interrotte mansioni.

Naturalmente, anche le legittime sanzioni della giustizia italiana vengono travisate ed esagerate sino a far loro assumere l’aspetto di eccidi senza motivo, compiuti su larga scala. Ecco, per esempio, un compiacente giornale svizzero annunziare che « duecento padri Italiani, i cui figli hanno eluso la costrizione militare, sono stati trucidati come ostaggi ». Il giornalucolo elvetico trae, naturalmente, la notizia dalla radioemissione nemica.

Per contro, quanto avviene nell’Italia meridionale occupata dagli anglosassoni è minimizzato o del tutto passato sotto silenzio.

Tuttavia gli stessi inglesi e nordamericani non riescono a celare la tragica situazione in cui versano i civili delle terre devastate e dissanguate dalla loro occupazione.

Gran parte del raccolto del grano è stata distrutta dagli stessi « liberatori », i quali, ancor prima dell’invasione, hanno demolito, con feroci e indiscriminati bombardamenti, ferrovie, molini, case coloniche, acquedotti, ospedali.

A Napoli la razione del pane è di cento grammi al giorno; gran privilegio codesto di fronte ai settanta grammi – quando ci sono! – di molte a1tre zone.

« Si era sperato di poter aumentare la razione del pane sino a centocinquanta grammi il giorno, ma questo non è stato possibile », ha dichiarato testualmente il capo della Commissione economica e dei rifornimenti della famigerata A.M.G.O.T., colonnello Gleive, il quale ha soggiunto che « i rifornimenti coprono appena il dieci e mezzo per cento del fabbisogno » e che altri cibi, la carne, il latte e le uova, non esistono virtualmente a Napoli.

La fame, e soprattutto la mancanza di elementi sostanziosi, spingono la popolazione a nutrirsi di quello che capita fra le mani: erbaggi (quando non siano erbacce) raccolti ove è possibile, frutta avariata e, persino, rifiuti. Le condizioni igieniche sono, per questo, cadute a un livello bassissimo; e prima conseguenza è stato lo scoppio di una violenta epidemia di tifo petecchiale, che, secondo quanto annunzia ufficialmente la Reuter, ha indotto il generale Clark a proibire alle truppe della quinta Armata l’ingresso nella città.

In tutta l’Italia meridionale, e particolarmente nei maggiori centri, la miseria spinge i bimbi all’accattonaggio e, sovente, le donne alla prostituzione.

L’United Press scrive (e questa volta siamo a Bari) che torme di ragazzi circondano i soldati americani, chiedendo loro una piccola elemosina e insistendo fino a quando non riescono a ottenere qualche soldo. E perché il quadro sia più efficace, il corrispondente dell’United Press ricorre a questo originale paragone:

« I bambini di Bari hanno diviso la città in tanti quartieri, precisamente come facevano i contrabbandieri di alcolici degli Stati Uniti durante il proibizionismo e come, probabilmente, faranno di nuovo nell’avvenire ».

E così continua:

« Ogni bambino che incontrate vi chiederà di regalargli qualche cosa o di acquistare qualche oggetto. Questi bambini domandano dolciumi, denaro e sigarette e, in cambio, vi offrono di procurarvi vino, pranzo di pollo, bella signorina. Questi bambini vi venderanno tutto e qualsiasi cosa, dalle mandorle in su, per una lunga gamma, che termina con la proposta di vendervi la propria sorella maggiore ».

E il triste quadretto tira avanti ancora, con un tono di brutale cinismo, pienamente degno di un cronista nordamericano.

Sono codesti, visti da vicino e secondo quello che essi stessi dicono e scrivono, i veri «liberatori», che le disgraziate popolazioni dell’Italia meridionale hanno imparato a odiare con un odio profondo e tenace, che già si è manifestato in concrete espressioni e che non può non portare un efficace contributo alla liberazione della Patria dall’oppressione anglonordamericana. E tanto è vero anche questo che la stessa United Press è costretta ad ammettere che la popolazione « sopporta le truppe alleate perché non può fare altrimenti ».

In questo modo la propaganda nemica, mentre da un lato, non sempre riesce a nascondere compiutamente quanto avviene nei territori occupati, cerca, d’altra parte, di svisare la realtà con allettanti promesse e con fantastiche invenzioni.

Per le prime vi sono già milioni di italiani che hanno avuto modo di constatare, con l’esperienza, come esse siano state e siano mantenute. Per quanto riguarda, invece, i fantasiosi avvenimenti che si verificherebbero nell’Italia non occupata dal nemico, non vale la pena di rispondere, volta per volta, caso per caso, alle impudenze delle varie radio delle cosiddette « nazioni unite ». Lo facciamo oggi, una volta per sempre.

Non stupisce che la propaganda avversaria usi di codesti mezzi, poiché essi sono i mezzi che, appunto, la caratterizzano. Stupisce, invece, che una parte del popolo italiano possa prestare ancora ascolto alle affermazioni delle radio nemiche.

Conforta tuttavia la speranza che quanto quotidianamente avviene nelle regioni occupate giovi, perlomeno, ad aprire gli occhi agli ultimi illusi, e, soprattutto, conforta la certezza che nell’Italia meridionale sì stanno ora preparando le testimonianze per la storia.

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E’ VERAMENTE RISORTO!

Questo è il volto di Gesù da giovane. La ricostruzione della polizia italiana

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore (Exsultet)

 

Oggi, l’Angelo di Dio annuncia la Resurrezione dell’Unico Cristo Signore! Questo evento ha “rifatto la faccia della Terra”, da questo evento discendono tutti i tratti della nostra Civiltà, che è modellata, fatta, fondata sul Santo Triduo! La nostra Civiltà, Romana, Cristiana, Cattolica, si fonda non su “favole” (Cit. San Pietro), ma sulla Verità! Tra gli innumerevoli mali diffusi dal cosiddetto “secolo dei lumi”, esiste quello dello spargimento proprio delle “favole” spacciate invece per “ragione”, “scienza”. Invece, tale “ragione” non è quella Vera, quella che è “Ancella della Fede” e ne descrive i fatti, ma è quella della infinita presunzione dell’uomo, che, lasciato il suo Creatore e Redentore, ne diventa una scimmiottatura. Cristo è VERAMENTE Risorto! Questo rispondono i Cristiani! Perchè la Fede non è su “chi non si conosce”, ma sulla Verità!

San Paolo, ne parla direttamente: Cristo è Risorto, lo vide San Pietro, gli Apostoli, poi lo videro e toccarono “più di 500 fratelli”. Ma se questo non bastasse, se i Testimoni non bastano, se i fatti da loro riportati, e i relativi riscontri, non bastano, allora il Figlio dell’Altissimo rende Lui stesso testimonianza. La venerazione delle Reliquie è esattamente questo: la Ragione che è sposa della Fede! Il Lenzuolo che avvolse quel Santissimo Corpo, la testimonianza della Luce che, letteralmente, esplose, quella Santissima Notte, è donato da Cristo stesso ai suoi, che andarono a venerarlo al Sepolcro, il mattino di Pasqua. Essi videro e credettero. Videro il Lenzuolo svuotato del Santo Corpo e il Sudario nella stessa posizione. Videro e credettero. La Santa Reliquia, custodita e venerata, è l’altro Dono dell’Onnipotente, per mostrare a chi ha dura cervice, la Verità. Tutto, in questo giorno, viene ricapitolato. Roma, madre della Civiltà, diviene Sede della Vera Fede. Questo benedetto connubio, oggi, 21 aprile, trova particolare significazione. Pasqua di Cristo, dopo il Natale di Roma, che diventa culla della Fede. E a questo, si dovrà tornare, per proseguire il cammino!

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“L’umanità di domani nella visione dei giovani”: BORSANI DESCRIVE LA CONCEZIONE FASCISTA DI LIBERTA’ E CIVILTA’

Tra le innumerevoli menzogne diffuse sulla concezione Fascista, c’è, fra le prime, la fandonia che lo Stato Fascista miri alla soppressione della “Libertà” degli individui, che per “governare” si avvalga della “violenza, razzismo e sterminio”. Ovviamente, come abbiamo già detto, tale impalcatura mendace è necessaria (es: qui), perchè altrimenti le leggi di “protezione della cosiddetta democrazia” non avrebbero una giustificazione pubblica. Cioè, sarebbero universalmente quello che in realtà sono: una persecuzione indegna. La realtà storica e politologica dice ben altro (es: qui), il “fine” del “Partito Nazionale Fascista” non è mai stato quello di “governare sull’uomo con la violenza e la soppressione dell’individuo”. Non lo ha nè mai teorizzato (qui), nè mai messo in pratica (qui).

Il problema, per l’antifascismo, è costituito dal doppio scopo che ha di, lui si, opprimere attraverso la persecuzione, e, quindi, mentire a causa della visione del mondo di cui è portatore, che deve essere l’unico parametro per valutare la “civiltà o inciviltà” di una concezione politica. Una dottrina, secondo l’antifascismo mondiale, può essere giudicata più o meno civile se e quanto si accosta alla concezione plutocratica, massonica, mercantilistica, materialistica rappresentata dal globalismo internazionale. Stando così le cose, si comprende come il relativismo morale praticato dall’antifascismo abbia “senso”. Non è fondamentale obbedire alla realtà dei fatti, ma è fondamentale manipolarla, a favore della concezione antifascista: tutto ciò che è antifascista, a prescindere se sia un crimine ributtante contro l’umanità, è “buono”. Tutto ciò che non lo è, a prescindere se sia la concezione più elevata della storia, è “cattivo”.

In questo ragionamento si inserisce, pienamente, il magnifico pezzo di Borsani, pubblicato nella Rivista di Benito Mussolini “Gerarchia“. Un pezzo “breve ma intenso”, che fa comprendere con elevatissima dote di sintesi le peculiarità della Dottrina Fascista, che è dottrina di VERA Libertà. Ma, siccome non di “Libertà liberal-democratica” si tratta, allora è definita falsamente e proditoriamente come “oppressione”, per poter procedere a perseguitare, sabotare, distruggere, il presente e il futuro del popolo italiano, con “leggi” inique e vessatorie, che vorrebbero impedire, per il timore tremebondo che esprime la dirigenza antifascista, di pensare, criticare, dissentire, addirittura…SALUTARE (qui), avvalendosi, SEMPRE E COMUNQUE, dei propri servi sciocchi (qui)

La lettura di tale scritto, inserito perfettamente nel “problema dell’ora presente” fornisce la risposta alla domanda: “quale la soluzione”? E si inserisce perfettamente in ciò che abbiamo testè ricordato. Notate come le concezioni “nemiche” del fascismo, non vengano appositamente discriminate, proprio perchè fondate sul medesimo principio distruttivo. Buona lettura!

RomaInvictaAeterna

NOTA BIOGRAFICA

Carlo Borsani, nato a Legnano, nel 1917, figlio e poi orfano di un Operaio, grazie alla Madre compì gli studi, che alla fine gli fecero conseguire una Laurea in Lettere alla Statale di Milano. Divenne ufficiale di Complemento del 7 fanteria di Milano. Fu la campagna di Grecia che gli fece guadagnare la Medaglia d’Oro, di cui di seguito riportiamo la motivazione (confermata dalla “repubblica antifascista”, vedere quirinale.it):

Ferito tre volte durante tenace difesa per mantenere il possesso di delicata posizione, ancora degente all’ospedale, chiedeva e otteneva di partecipare col proprio reparto a nuovo cimento. Assunto volontariamente il comando di un plotone moschettieri arditi, guidava i suoi fanti all’assalto di munita posizione nemica tenacemente difesa. Benché ferito alle gambe da una raffica di mitragliatrice, non desisteva dalla lotta e, nel generoso tentativo di spingersi ad ogni costo sull’obiettivo assegnato, restava più gravemente ferito al viso, agli occhi ed in varie parti del corpo da schegge di bombe da mortaio. Ricoverato in gravissime condizioni, conscio ormai che la vista era irrimediabilmente perduta, esprimeva solo il rammarico di dover desistere dalla lotta, confermando la sua fede e la sua piena dedizione alla Patria.»
— Quota 1252 di Allonaqiti (Fronte greco), 9 marzo 1941

Borsani fu ammazzato a tradimento, poichè esponente della RSI, nonostante lui, come praticamente quasi tutti gli esponenti della Repubblica Sociale (qui), abbia mediato per la salvezza di molti, durante gli ultimi 2 anni di guerra. Gli venne sparato un colpo alla nuca, e il suo corpo -con molto riguardo per i “sacri valori della libertà” e del rispetto dell’individuo, nonchè in ossequio ai diritti di un eventuale giusto processo – venne caricato su un carretto dell’immondizia.

L’umanita di domani nella visione dei giovani

(Pubblicato in « Gerarchia », 1943)

di Carlo Borsani

È naturale nei giovani l’ansia del domani, soprattutto quando il presente si identifica con una guerra diventata gradualmente « cosmica » quasi col ritmo di una trama crescente, costituendo cosi un diaframma oscuro e impenetrabile al di là del quale si dovrà pur fatalmente pervenire.

Al tentativo di superare ostacoli di sì complessa natura e di così vaste proporzioni per cui non una previsione ma soltanto un presagio è possibile a un tratto ci illumini, è necessario far precedere un esame obiettivo dei valori che si contendono il campo e delle possibilità rispettive di trionfo.

Esame per cosi dire delle cause che alla loro volta hanno mosso le forze, creando fenomeni destinati, dopo varia traiettoria, a lasciare i germi che matureranno nuovi fenomeni e stabiliranno nuove situazioni.

Altro è il carattere dell’imperialismo russo, altro quello dell’imperialismo fascista e altro ancora quello dell’imperialismo angloamericano.

Lo spirito russo è giunto a una coscienza imperialistica attraverso una organizzazione sociale dei popoli determinata non da leggi religiose o da criteri morali, ma da un fanatismo bruto e paradossale, da un imperio annientatore dell’individuo come individualità. Tale concezione sociale se potè realizzarsi in mezzo a un popolo facilmente impressionabile dai sistemi autoritari, nel senso di negatori della personalità umana, non potrà però mai realizzarsi tra popoli dove essere personali significa essere genialmente liberi e liberamente geniali.

Non è possibile perciò credere nella universalità di un’idea che, per ragioni soprattutto umane, non può trasformarsi in dottrina universale.

Se come è nell’insegnamento della storia e nell’ordine delle leggi naturali della vita, il lavoro e il genio degli uomini tendono a un unico grande fine che è la conservazione, la perfezione, la salvaguardia, in una parola il bene dell’umanità, è lecito chiedersi come sia possibile che una dottrina quale la bolscevica, nella natura e nello spirito anti-umana, possa svolgere un’azione che abbia ad interessare l’umanità.

Non solo tale dottrina non comprende e perciò non rispetta l’anima dissimile dei popoli, la loro tradizione, il loro istinto, e le loro manifestazioni, e non può aderire alle aspirazioni, ideali, ma neppure corrisponde alle aspirazioni fisiologiche e alle necessità pratiche di popoli fecondi e benèfici appunto perchè liberi.

Il punto della questione non è l’inquadramento delle capacità e delle energie spirituali e materiali dei popoli sotto un’unica spada, ma il coordinamento delle stesse capacità e delle stesse energie tanto più realizzatrici quanto più distinte secondo inconfondibili caratteri e istinti propri, allo scopo di un bene comune di cui ugualmente fruire.

Ora è pure evidente come, ammesso che non di solo pane vive l’uomo e cioè che i popoli come gli individui credono e hanno bisogno di credere nell’esistenza di un mondo della personalità in funzione di volontà e d’idea, neppure il verbo commerciale dell’imperialismo anglo-americano sia da ritenersi definitivo per l’umanità.

Noi non vogliamo negare che la soluzione del problema commerciale ed economico, interessante direttamente e fondamentalmente la vita dei popoli, non sia della massima importanza; ma soltanto vogliamo domandare se è sufficiente risolvere la questione materiale senza inquadrarla nella visione della più vasta e necessaria vita spirituale dei popoli. Giusto e degno è costruire perfetti i polmoni della società, ma assai più giusto ci sembra e più degno realizzare la respirazione indispensabile di tali organi.

Dunque non è possibile affidare il destino dell’umanità ad una sola delle premesse: la materialistica.

Ecco perchè è opportuno anzi urgente che lo spirito dell’imperialismo fascista, che è l’imperialismo romano e cristiano a un tempo, abbia a illuminare, a trasfigurare, a consacrare nell’interesse di tutti i popoli il verbo incompleto dell’imperialismo angloamericano.

L’Umanità di domani noi la vediamo così riemergere dal martirio dell’ora, purificata e riconfermata nella sua duplice missione: comunione di popoli e di nazioni, di imperi e di tradizioni, di interessi e di virtù, di opere e di genio.

La civiltà romana dovrà redimere la pseudo-civiltà anglo-sassone dando alla sua espressione mercenaria un contenuto spirituale e dovrà eliminare l’anti-civiltà russa come pericolo fondamentale alla comprensione e all’intesa dei popoli.

D’altra parte nessuno può negare a Roma il diritto e il merito di un verbo universale e perciò umano, perchè soltanto la sofferenza, la povertà e la virtù eroica della sua gente può in tal senso e in tale misura esprimersi.

Questa stessa sua umanità ci insegna a considerare i popoli nemici in quanto portano le armi, ma non a negare loro la possibilità di comprenderci e di collaborare dopo il sacrificio di una lotta ispirata a una cattiva volontà.

È un dovere di tutti purificare l’atmosfera e riconoscersi nel segno dell’umanità comune che è figlia non soltanto di Caino ma anche di Abele.